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02 Dicembre 2011
Posted in
CAJENNE
Articolo apparso su PlayTuscia n.5 una passione totale, innata. Così inizia il percorso di Edoardo Stoppacciaro, voce di molti personaggi del cinema che tutti abbiamo imparato a conoscere. Ventotto anni, viterbicolo (è lui che si definisce così!), modesto fino all’esasperazione e carico di un entusiasmo che contagia più di un’epidemia.Essendo una piccola grande celebrità del “dietro le quinte”, è stato intervistato molte volte, e la domanda che gli viene rivolta più spesso è anche la più banale: si guadagna bene? Edo ci ride sopra e risponde con leggerezza. “Se calcoli la paga di un doppiatore in proporzione al volume di soldi che gira intorno ad un film… la paga è a dir poco ridicola. Però mentirei se dicessi che non si guadagna bene.” Ok, d’accordo. Detto questo, ci siamo tolti dalle scatole la parte venale. Veniamo a noi! Come accidenti ti sei posto questo obiettivo, Edoardo? Come ti è venuto in mente? Questa domanda viene spontanea da molte persone, perché quasi tutti quelli che vogliono arrivare al mondo dello spettacolo, lo fanno soprattutto per apparire e mettersi in mostra. Il doppiatore, invece, è un ruolo particolare che raramente rappresenta l’obiettivo finale di una carriera, se chi la sogna punta a diventare famoso. È una cosa innata, forse senza troppe spiegazioni razionali: Edoardo ha sempre avuto una grande passione per le voci che animano i personaggi. Quando era piccolo e guardava i cartoni animati riconosceva le voci di tutti i doppiatori. Edoardo è un eccezionale attore di teatro, e questo crea una differenza sostanziale nel modo di dare voce ad un personaggio: gli dà uno spessore diverso. “Il mestiere di doppiatore è strano” spiega Edo “perché si trova in uno spazio di mezzo tra ciò che viene comunemente visto come spettacolo e ciò che viene considerato lavoro serio”. In realtà, non c’è differenza tra le due cose, perché il mondo dello spettacolo è fatto di lavoro anch’esso. Una delle cose più tristi, che spesso succede anche nella musica, è che alla domanda “Che lavoro fai?”, se ci si sente rispondere “Il doppiatore” oppure “Il musicista”, viene istintivo chiedere quale sia, al di là di quello, il mestiere effettivo. “Spesso, quando dicevo che sognavo di fare il doppiatore, mi arrivavano risposte scoraggianti. Ma no, ma cosa dici, ma di cosa t’illudi, guarda che è un mestieraccio, e poi è solo fatica, timbri il cartellino come tutti i lavori, non è mica rose e fiori, e poi è un ambiente schifoso, pieno di gentaccia…” Ora Edoardo scuote la testa quasi con tenerezza. Non è così. Neanche per sogno. Non c’è più “gentaccia” di quanta ce ne sia in qualsiasi altro lavoro, ma il lavoro in sé è meraviglioso. In effetti, basta guardare in faccia la voce di tutti quei volti per rendersi conto che Edo sta facendo esattamente ciò che aveva sempre sognato. Ma come si diventa doppiatore? Ci viene spiegato che il mondo del doppiaggio è un mondo piuttosto chiuso. Entrare a farne parte è difficile per due motivi: innanzi tutto, quando sei un esordiente in un gruppo di professionisti, è difficilissimo che qualcuno voglia rischiare chiamando te invece di chi già conosce; in secondo luogo, perché il doppiatore è un mestiere estremamente tecnico. Ci sono mille cose da tenere a mente quando si presta la propria voce, e la voce stessa è l’ultima. Per avvicinarsi al mondo del doppiaggio bisogna innanzi tutto mantenere un profilo basso ed essere molto rispettosi nei confronti di coloro a cui si chiede di ascoltarci. In questo caso le risposte possibili sono tre: “No.” “Ti contatto io appena c’è spazio.” “Ti dedico cinque minuti quando finisce il turno.” Ovviamente l’ultima è la sola ad interessarci. Se va tutto nel migliore dei modi, FORSE esiste la speranza di poter iniziare a fare un brusio. Cos’è un brusio? Avete presente quelle scene in cui i protagonisti parlano al bar e sotto si sentono le voci degli altri astanti? Quello è un brusio. Edoardo ci confessa che nei brusii ci si fanno un sacco di risate perché si dicono cose a cui nessuno presterà attenzione, e allora le cavolate si sprecano. È così che, lentamente, si può arrivare ad avere piccole parti. Così chiediamo a Edoardo qual è stata la prima vera battuta |
![]() che gli hanno fatto dire. “Ciao” risponde lui. E la seconda? “Buon giorno!” al che già si comincia a capire l’andazzo. La terza? “Da questa parte.” In pratica, ogni volta una parola in più. In questa lentissima scalata si approda a film di rilievo, pur facendo parti minuscole. È proprio il caso di Edoardo, nel famosissimo film “Trecento”, la cui battuta era semplicemente “Fabbro, signore.” Ve la ricordate? Un’altra piccola parte in un film importante è stata quella di Palifico, uno dei marinai dannati a bordo dell’Olandese Volante in “Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma”; forse un paio di battute in tutto. L’accoglienza nel mondo del doppiaggio è dura. La cosa più sbagliata da fare è atteggiarsi, ma il problema è che, agli occhi di molti addetti ai lavori, ti atteggi anche solo se pensi di poterlo fare. La gavetta è dura, alla faccia di chi pensa sia un mondo di agi e privilegi. Ci vuole, oltre ad una naturale predisposizione, una grandissima preparazione tecnica basata principalmente su recitazione e dizione. Edoardo ha frequentato l’Accademia Corrado Pani, a Roma, dove ha acquisito le nozioni necessarie per lanciarsi nel tentativo. “Il primo vero personaggio rilevante che ho doppiato è stato Émile, il fratello grasso di Rémy, protagonista di “Ratatouille”. Quella è stata una vera e propria botta emotiva. Un’esperienza fantastica. Anche l’Ispettore Lestrade in “Sherlock Holmes” è stata una bella parte, ma il divertimento più grande l’ho provato interpretando Vector nel film “Cattivissimo me”. Ho da poco ricevuto da un’amica un complimento bellissimo, invece, per il mio primo film da protagonista, cioè “Bright Star”, biografia del poeta inglese John Keats. Sapete qual era il complimento? Che ha dovuto leggere il mio nome nei titoli di coda per riconoscermi. Ci sono doppiatori che amano essere riconosciuti, io invece no. Penso che se riesco a dare vita al personaggio senza mettermi in mostra vuol dire che ho veramente raggiunto il mio obiettivo.” Una delle cose più frustranti del lavoro di doppiatore è la necessità di accettare gli adattamenti. Non si tratta solo di problemi nella lunghezza delle frasi (ad esempio un attore inglese che dice “No” riadattato in italiano con “Non se ne parla nemmeno, te lo puoi scordare!” il che mette seriamente in crisi un doppiatore) ma la terribile sensazione che si prova nell’essere costretti ad utilizzare espressioni e frasi grammaticalmente scorrette. Il cinema, la televisione e la radio sono i principali mezzi con cui si diffonde la lingua italiana. Sbagliare un congiuntivo e costringere un doppiatore a pronunciarlo sbagliato contribuisce all’ignoranza. “Una volta ho dovuto dire una cosa come Mi hanno abbozzato la macchina. In che senso, ho chiesto io. Volete dire che un grafico ha preso un foglio di carta ed ha realizzato un rapido schizzo dell’auto? Mi hanno detto di lasciarlo così.” Al momento sono in programma partecipazioni nel film di “Capitan America” e nel sequel di “Sherlock Holmes”, sempre nella parte dell’Ispettore Lestrade. “Ciò che sto sperando con tutto il cuore, però, è di riuscire ad avere un ruolo nella serie “The game of Thrones”, dato che è una saga fantasy che mi ha stregato.” Da bravo appassionato di fantasy, Edoardo passa il tempo libero divorando libri, partecipando a rievocazioni storiche, disegnando (una mano davvero niente male!) e scrivendo il suo proprio romanzo fantasy. A questo punto, mentre aspettiamo di leggerlo, godiamoci qualche bel film con la sua voce, magari provando a ricordare tutti i piccoli aneddoti e le spiegazioni sul suo lavoro. Grazie, Edoardo! Ci sentiamo presto! |
Ruoli interpretati |
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Hancock (Red) Sherlock Holmes (Isp. Lestrade) X-Men - Wolverine (Chris Bradley) Alice in Wonderland (Pincopanco e Pancopinco) Bright Star (John Keats) Trecento Paranormal Activity 2 (Daniel) Parnassus (Martin) La ricerca della felicità Ti lascio, ti odio, ti... La mia super ex-ragazza Jackass 2 Film d’animazione:La gang del bosco Madagascar Happy Feet Ratatouille (Emile) Madagascar 2 (Stephen) Cattivissimo me (Vector) Rango (Ezechiele) |





