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Cajenne

“Senso della cultura, onestà e importanza del dubbio”. Tre valori, tre punti fermi nella vita di Renato Sini, campione a tutto tondo e maestro di Kick Boxing, Thai Boxe, Kung Fu e difesa personale. Trentanove anni ancora da compiere, nel suo palmares vanta ben 3 Mondiali e 5 Intercontinentali di combattimento, un Intercontinentale di Tao e un Europeo di Full Contact. Accanto a questi, moltissimi i titoli italiani vinti. Inoltre è uno dei pochi atleti in Italia ad avere il Diploma di maestro di Kick Boxing riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione (Accademia di Posillipo). Una vita trascorsa in palestra, ma anche un’attenzione particolare alla cultura. Appena gli apro la porta di casa per conoscerlo e intervistarlo, il suo sguardo cade subito sulla libreria e le sue mani afferrano immediatamente una pubblicazione su Giulio Cesare. Ed è così che la prima mezzora la passiamo a discutere del dittatore e scrittore romano con eleganti osservazioni, le sue, che sembrano tratte dal libro di Luciano Canfora (Giulio Cesare. Il Dittatore Democratico) che tuttavia non ha letto e che io gli consiglio. E il tempo libero? “Lo passo con mia figlia Sofia che ha 9 anni ed è quanto di meglio un padre possa sperare di avere”. Oltre ad insegnare body bulding e arti marziali all’Athlon Power di Vetralla e alla Piscina Larus di Viterbo, Sini ha anche una scuola tutta sua, la “Scuola della Tigre”, che agli Europei ha portato a casa un oro (Valentino Doda), un argento (Simone Giardino) e 2 bronzi (Marco Lolli e Paolo Gemini).

Il miglior rispetto che dai all’avversario è combattere al massimo delle tue possibilità

Maestro anche con le armi lunghe: bastone, lancia e alabarda. “Sono 26 anni che mi alleno – ci dice – vivendo lo sport a 360° gradi”. Non solo l’arte del combattimento, ma mountain bike, cavallo, paracadutismo, atletica leggera e Free Climbing. “Praticare sport a livello amatoriale è la miglior cosa, perché l’agonistica alla fine ti logora, causandoti problemi fisici – tendini, ossa e via dicendo – che poi accusi con gli anni. È una parabola discendente – spiega – il top della forma lo raggiungi attorno ai 30. Tra i 35 e i 40 cominci invece ad avvertire il calo fisiologico. I tempi di recupero diventano più lunghi e la reattività si rallenta”. Cosa fare allora per tenersi in forma? “Allenamenti e sana alimentazione. Siamo ciò che mangiamo e se vogliamo stare bene dobbiamo mangiar bene. Mens sana in corpore sano. Da una parte occorre nutrire la mente con lo studio, dall’altra curare il corpo con l’attività fisica. Occorre equilibrio e soprattutto non farsi male quando ci si allena. Gli attori dei film che danno calci alle piante di cocco… tutte cavolate.

Renato Sini L’oggetto che si colpisce deve innanzitutto attutire il colpo. Ecco perché è fondamentale per un combattente conoscere le leggi della fisica”. E non è un caso che Renato Sini nel corso degli anni sia diventato un esperto di educazione alimentare, biomeccanica del movimento e anatomia. E poi formatore di rianimazione cardiopolmonare. Aveva pure deciso di chiudere con i combattimenti a livello agonistico…ma evidentemente non è ancora il momento. Tant’è vero che a breve salirà di nuovo sul ring. A Bolzano, il prossimo 14 novembre, per un incontro di K1 Rules; “una forma di combattimento codificato negli anni ’90 e poi sviluppato in tutto il mondo”. Un’occasione per tornare ad allenarsi con il suo Maestro Franz Haller: “conoscerlo è stata una fortuna!”. Un metro e ottanta di altezza per 91 chili di peso, ha dovuto sempre confrontarsi – categoria supermassimi – con avversari più alti e robusti di lui. “Un divario che ho colmato con intense sedute di allenamento”, descritte nei minimi dettagli. “Sveglia all’alba, 20 minuti di corsa alle 8 del mattino e poi palestra: dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 21. Palla tesa, sacco pesante e leggero, riprese di corda ecc. Infine, passeggiata serale per rilassarmi un po’. Dal lunedì al sabato mattina e riposo domenicale”. La vittoria più bella? “Ogni volta che salgo sul ring. Salire sul quadrato significa già vincere, perché vuol dire mettersi in discussione e accettare il confronto. Sia chiaro, non sono affatto un decubertiano per cui l’importante è partecipare. Tutt’altro. Il miglior rispetto che dai all’avversario è combattere al massimo delle tue possibilità”.

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